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pubblicato: lunedì, 15 giugno, 2015

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Finalmente Camila Giorgi

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Ce l’ha fatta Camila Giorgi. Al quarto tentativo, dopo tre finali Wta perse, è riuscita finalmente a conquistare il suo primo trofeo in carriera imponendosi, dopo un torneo di altissimo livello, 7-5 6-3 in un’ora e mezza di gioco contro la giovanissima Belinda Bencic. La posta in palio ad Amsterdam era altissima, ma la tennista marchigiana ha liquidato l’avversaria con una prova assolutamente convincente vincendo il primo set con un break decisivo nel dodicesimo gioco, e dominando il secondo. Al termine dell’incontro lacrime e dedica al papà Sergio, vero e proprio punto di riferimento per Camila ma al tempo stesso figura piuttosto controversa per i suoi rapporti non proprio distesi con la FIT (Federazione Italiana Tennis).

Eterna promessa

Nata a Macerata il 30 dicembre del 1991 Camila Giorgi ha fatto di questo sport la sua ragione di vita sin dall’età di 5 anni bruciando tutte le tappe nelle categorie giovanili. L’Italia del tennis si è innamorata di lei quando a soli 21 anni, partendo dalle qualificazioni, è riuscita a raggiungere gli ottavi di Wimbledon. Il suo gioco frizzante, sempre al limite, fatto di continue accelerazioni e di vincenti ha fatto si che fosse considerata, da molti, la giocatrice più talentuosa del panorama italiano.

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Così sono arrivate le prime interviste, l’attenzione mediatica, le aspettative sempre crescenti e i troppi alti e bassi anche in classifica, che troppo spesso le hanno impedito di accedere direttamente ai tabelloni principali dei più importanti tornei. Capace lo scorso anno di surclassare la Sharapova (ad Indian Wells) e andar fuori alle qualificazioni a Miami una settimana più tardi, Camila sembrava aver paura di diventare grande. Oggetto di critiche era soprattutto la sua incapacità di leggere e adattarsi alle partite. La giovane marchigiana tirava sempre e solo a tutto braccio, troppo spesso però le si spegneva la luce. Questione di stile di gioco ma anche questione di testa mai completamente libera da quei fantasmi che la portavano ad essere sempre e solo un’eterna promessa. La speranza, adesso che si è sbloccata, è che  cominci per lei tutta un’altra carriera più consona alle sue qualità tecniche.

Stelio Pagnotta

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