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pubblicato: giovedì, 3 dicembre, 2015

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Il calcio tra le conseguenze della crisi diplomatica tra Russia e Turchia

russia

L’abbattimento del Jet russo Su-24, lo scorso 24 Novembre, da parte delle autorità turche ha riaperto una crisi tra la Turchia e la Russia di Putin che non si vedeva dalla fine della Guerra Fredda.

Dopo le varie dichiarazioni che si sono susseguite, da una parte e dall’altra, la reazione russa è stata quella di boicottare qualsiasi attività commerciale, culturale, politica, diplomatica e anche sportiva che avesse come interlocutore la Turchia. Ebbene sì anche il mondo del calcio si è ritrovato invischiato in questa brutta vicenda.

Il governo russo ha sollecitato le squadre del proprio paese ad evitare ritiri, trasferte e amichevoli con squadre turche dato il clima di tensione che si è venuto a creare dopo l’abbattimento del jet russo. E fin qui nulla di strano. Ma, il provvedimento con il quale lo Stato interviene all’interno della Federcalcio russa lascia ben intendere che aria tira dalle parte del Cremlino. Infatti, nessuna squadra russa potrà tesserare giocatori di nazionalità turca nel prossimo mercato di gennaio, ha dichiarato il ministro dello sport russo Vitaly Mutko. I giocatori di nazionalità turca, con regolare contratto, presenti nelle squadre russe potranno continuare regolarmente la loro attività agonistica senza subire nessun tipo di provvedimento. Dunque, Gökdeniz Karadeniz, centrocampista turco del Rubin Kazan resterà, per il momento, il solo calciatore turco presente nella massima serie russa.

Stesso discorso vale per tutte quelle società di costruzioni turche che sono impegnate, contrattualmente, con il governo russo per la costruzione degli stadi per i Mondiali del 2018.

Quello che sarò l’evolversi della querelle non è dato saperlo. Ma sicuramente, Vladimir Vladimirovič Putin, non si accontenterà di semplici scuse ufficiale da parte della Turchia di  Erdoğan, che non sono ancora arrivate e che dubito arriveranno, almeno nell’immediato. La Russia giocherà al meglio la carta della ritorsione economica, anche perché la guerra al momento resta un’ipotesi molto remota.   

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