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pubblicato: venerdì, 25 settembre, 2015

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Inter come la prima Juventus di Conte? Mancini tra paragoni illustri e scaramanzia

Andare alla ricerca delle proprie origini, magari provando a individuarne una piuttosto illustre, è una pratica antica. Quello che sta accadendo in questi giorni nell’ambiente interista è significativo. L’euforia per le 5 vittorie maturate in altrettanti incontri di campionato è alle stelle, ma le difficoltà dimostrate nel creare gioco e la mancanza di un’armonia offensiva restano problemi evidenti, tanto che molti tifosi, e con loro parte della stampa, stanno cercando di trovare un paragone nobilitante con una squadra del passato, meglio ancora se capace di aprire un ciclo lungo e vincente. La scelta sembra ricaduta sulla prima Juventus di Antonio Conte, quella che vinse il suo primo titolo nel 2011-2012 dopo una cavalcata memorabile. In verità appare un paragone piuttosto ardito. Quella Juve era una squadra estremamente spettacolare, che giocava un calcio iper-aggressivo, dispendioso e, alla lunga, estenuante. Come l’Inter, la Juve di Conte non aveva impegni europei e veniva da stagioni estremamente deludenti. Ma i paragoni terminano qui: i bianconeri peccavano certamente in cinismo e peso offensivo, mentre i nerazzurri fanno della forza fisica e della prestanza atletica il grande punto di forza. La difesa di Conte concedeva di più agli avversari, perché cercava continuamente di proporsi offensivamente. Quella di Mancini è il più possibile compatta e impermeabile, decisamente poco attenta allo spettacolo.

L'Inter cinica ma, per ora, vincente.

MANCINI COME CAPELLO O LIPPI?

Se proprio bisogna paragonare questa Inter ad una vecchia Juve (cosa che molti tifosi nerazzurri si guarderanno bene dal fare), si potrebbe ipotizzare una comparazione con la prima Juventus di Marcello Lippi, o ancora con quella di Fabio Capello del 2004-2005. Squadre ciniche, compatte e difensivamente quasi impermeabili. Ma in realtà, se ben guardiamo, Mancini non sta facendo altro che seguire le proprie inclinazioni e il proprio stile. Non ingannino certe partite giocate dal Manchester City guidato dal tecnico di Jesi, essendo la Premier un campionato molto diverso da quello italiano, e avendo il City giocatori unici per tecnica e potenza. La prima Inter di Mancini era ugualmente solida e forte fisicamente come quella di oggi, con Vieira al posto di Felipe Melo e Stankovic invece di Kondogbia. Le armonie offensive si formeranno con il tempo, ma per ora basta difendersi strenuamente, consci che tanto prima o poi un gol verrà messo a segno, contando su giocatori offensivi di indubbio talento. Mancini sa che è con gli 1-0 che le grandi squadre vincono i campionati (il primo Chelsea di Mourinho, l’Atletico Madrid di Simeone, la Juve di Lippi), e sembra aver imparato dai propri errori commessi lo scorso anno. Ma 5 partite sono poche per tirare le somme: il calendario è stato benevolo e la fortuna ci ha messo del suo. Le difficoltà arriveranno, e sarà lì che vedremo se questa squadra potrà davvero lottare per il titolo.

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