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pubblicato: giovedì, 20 agosto, 2015

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Perché Catania, Teramo e Savona hanno aggiustato match?

La giustizia federale non ha fatto sconti e ha inflitto pesantissime ma esemplari condanne a Catania, Teramo e Savona, colpevoli di aver ‘aggiustato’ partite fondamentali per la loro stagione. Se per gli etnei la prossima stagione sarà in quella Lega Pro che, in virtù della confessione del presidente Pulvirenti, hanno evitato strappando assegni a diversi zeri, va peggio agli abruzzesi e ai liguri che ripartiranno dalla Serie D.

Catania e l’Inferno

Il calcio italiano attendeva con grande ansia questa sentenza, il cui esito è l’ennesima mazzata all’intero movimento. Ciò che si pensava aver debellato una volta per tutte con una miriade di processi e maxi condanne nei vari anni, è tornato prepotentemente ‘di moda’ nel finale della scorsa stagione. Il Catania, società con una gloriosa storia, torna nel professionismo dopo oltre un decennio in cui i rosso azzurri hanno anche assaggiato il dolcissimo gusto della Serie A, il paradiso per ogni calciatore. Le vittime del crimine messo in atto da Pulvirenti e Co. per scongiurare che il campo pronunciasse la parola ‘retrocessione’, sono senza dubbio i tifosi e la città. La domanda che ogni catanese vorrebbe fare al proprio presidente è “perché caro Antonino, hai fatto questo fregandotene del nostro incondizionato amore verso la maglia rosso azzurra?”.

Frosinone - Catania

Come giocare un match aggiustato

Il match della 37esima giornata della scorsa Lega Pro girone B tra Savona e Teramo è tutto fuorché calcio. In quei 90’, lo sport più amato dagli italiani è stato nuovamente ‘violentato’ da soggetti che da oggi e per un bel po’, non vedranno più un campetto. Al comunale di Savona quel giorno, si consumava l’ennesimo dramma calcistico: liguri che ‘regalano’ la partita al Teramo in cambio di qualche migliaio di Euro, due reti ‘false’ e tifosi che, all’oscuro di tutto, festeggiano una promozione in Serie B. “Traguardo storico” gridava un raggiante patron Campitelli dopo il triplice fischio. Peccato che in meno di tre mesi, di quella giornata rimane soltanto la vergogna e l’imbarazzo per aver brindato ad un successo (im)meritatamente conquistato.

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