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pubblicato: martedì, 14 aprile, 2015

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Roma, a Trigoria striscione offensivo contro Pallotta

Dopo un inizio non benaugurante, nell’ultimo biennio il rapporto tra la dirigenza americana e la tifoseria della Roma è sembrato idilliaco, ma è bastato un netto calo di rendimento per far riemergere tutti i vecchi dissapori. Prima i cori e lo striscione “Idiots” comparso all’Olimpico di Torino, poi un altro striscione comparso ieri proprio a Trigoria diretto al presidente Pallotta, che nonostante sia stato prontamente rimosso dagli inservienti non è stato possibile evitare che si diffondessero le sue foto: “This fucking idiot gonna pay you Mother Fucker”. Inutile riportare la traduzione, facilmente deducibile.

Fucking Idiots

“Fucking idiots”: queste parole non sono certo casuali, ma è un chiaro riferimento a come il presidente dei giallorossi James Pallotta aveva apostrofato quei tifosi che durante la sfida contro il Napoli avevano appeso uno striscione contro Antonella Leardi, madre di Ciro Esposito, e che ha portato alla squalifica della Curva Sud dell’Olimpico. La frangia più estrema del tifo romanista non ha apprezzato la scelta del presidente Pallotta di non presentare ricorso, secondo loro è una grave mancanza di rispetto nei confronti degli abbonati, e lo striscione appeso ieri a Trigoria ne è la definitiva conferma.

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La condanna di Fabio Capello

Fabio Capello, ex tecnico giallorosso, ha voluto far sentire la propria voce, ancora una volta contro questi “abusi di potere e prepotenza” da parte delle tifoserie: “Lo striscione contro Pallotta punto di non ritorno? Dovrebbe essere il punto di non ritorno per tutti. A partire da questi momenti. Io l’ho sempre detto, l’ho sempre fatto. Probabilmente ero uno dei pochi che aveva il coraggio di dirlo. Una delle cose più brutte che mi è capitata nel calcio è quando, dopo la sconfitta che subimmo contro l’Atalanta, arrivarono i tifosi della Roma, gli ultras, e noi dovemmo andare lì di fronte. Io ero assolutamente contrario a questa decisione, però il presidente disse che dovevamo fare questo ed essendo un dipendente ho accettato, ma malvolentieri, infatti rimasi molto lontano dalla rete, andò a parlare Totti e basta. Dobbiamo essere giudicati per quello che facciamo e non davanti a dei tribunali inventati da persone con la fedina penale non puramente pulita”.

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